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#1 Lo psicologo è per i matti

La prima convinzione erronea è quella di finire da un professionista che visita persone con disturbi gravi, disorientate al punto tale da aver perso il confine tra immaginazione e realtà e da non essere in grado di regolare i propri comportamenti e pensieri. In questi casi però sono spesso i familiari ad accorgersene e a richiedere un supporto per la persona (e per se stessi).
Questo a voler dire che maggiore è la consapevolezza che qualcosa non va, maggiore è la sofferenza. Provare disagio dovrebbe essere la molla che spinge a rivolgersi ad uno psicologo.
Chi rimane con il mal di testa se c’è un rimedio per alleviarlo?

#2 Non ho bisogno dello psicologo, per parlare basta un amico.

Lo psicologo è diverso dall’amico perché ha una preparazione professionale che è molto più della logica del buonsenso.
Il tempo della seduta non è dedicato allo sfogo come nelle conversazioni comuni in cui il coinvolgimento emotivo di un amico è inevitabile e genera giudizi soggettivi. Lo psicologo facilità con empatia l’emergere delle emozioni critiche che hanno innescato circuiti poco adeguati e felici.
Lo psicologo è obbligato dalla legge a non divulgare quanto gli racconti.
Lo psicologo osserva la tua vita come un allenatore guarda la partita dalla panchina. L’amico sta giocando quella partita insieme a te.

#3 Lo psicologo ti tiene in cura per anni.

Esistono molte correnti in psicologia e ognuna ha un proprio stile di intervento e delle proprie modalità di gestione del sintomo. Ad esempio gli approcci cognitivista e cognitivo-comportamentale utilizzano generalmente dai 20 ai 40 incontri, non anni o decenni.
Ma andiamo con ordine: un percorso terapeutico è composto dalla prima seduta, da una fase di valutazione e dalla fase di intervento vero e proprio.
Nella prima seduta presenti il tuo problema e conosci l’approccio metodologico del professionista (visione, frequenza degli incontri, compenso), è importante che lui ti spieghi come intende muoversi da quel momento in poi. Ascolta le tue sensazioni nelle ore successive al colloquio, se ci sarà stato affiatamento inizierà la fase di valutazione (3/5 sedute) in cui approfondirete il problema fino a poter condividere la spiegazione di come funziona.
Nei casi in cui la persona ha le risorse per compiere autonomamente il cambiamento questa diversa modalità di osservarsi risulta sufficiente. Negli altri casi si imposta la fase di trattamento. È importante che tu abbia un ruolo attivo fin da subito, devi essere messo nella condizione di sapere per scegliere ciò che è adatto a te e se non ti trovi bene cambia psicologo!
Ogni psicologo preferirebbe perdere un paziente piuttosto che sapere che una persona ha perso fiducia nell’intera categoria degli psicologi (rimanendo senza aiuto).

#4 Lo psicologo costa troppo. 

Il giudizio circa il troppo/il giusto resta a discrezione del singolo sulla base delle proprie condizioni economiche e dei propri valori.
L’ASL della tua città ti viene incontro. Sapevi della possibilità di andare dallo psicologo in ospedale pagando un ticket? Un ticket costa meno rispetto agli studi privati.
Forse non sai che le prestazioni sanitarie dello psicologo iscritto all’Albo degli Psicologi sono considerate spese mediche e pertanto sono detraibili fiscalmente, un motivo in più per avere la fattura.

#5 Cosa penserà la gente? 

Iniziare a vedere uno psicologo non fa spuntare un marchio visibile da tutti per strada. Come per tutte le esperienze intime sarai tu a decidere con chi condividere la tua scelta e quelle persone, per te significative, molto probabilmente saranno felici che tu ti stia prendendo cura di te. Potresti diventare involontariamente un modello positivo e qualcun altro in difficoltà potrebbe seguire i tuoi passi verso una rivoluzione del benessere.

Lucia Scalco

Author Lucia Scalco

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