Fino a quando la società non sarà in grado di immedesimarsi, per empatia, in un diverso livello di PERCEZIONE SENSORIALE l’autismo resterà materia oscura anche tra professionisti.
Per promuovere la comprensione durante l’Autism Awareness Month, l’organizzazione che opera nel Regno Unito, The National Autistic Society, ha pubblicato questo video chiamato “Make it stop” (Fallo smettere). Il video segue una ragazza di 12 anni di nome Holly che ha l’autismo. Mentre va in giro in un giorno qualunque, molte semplici interazioni ed esperienze sensoriali le sopraffanno la mente. “Sono autistica, e qualche volta mi vengono date troppe informazioni,” spiega Holly con una voce fuori campo. La descrizione del video su YouTube spiega meglio la sensazione provata dalla bambina. “E’ come se il mio cervello fosse troppo affollato, sul punto di esplodere. Ma prendendosi un minuto in più, si può dare ad una persona autistica come me il tempo di cui ha bisogno. Comprendendo l’autismo e la persona si possono cambiare le cose”.
Questo video ben illustra le caratteristiche percettivo-sensoriali trasversali ai diversi livelli di funzionamento ma che diventano accessibili alla nostra comprensione grazie alle testimonianze dirette di persone con sindrome di Asperger (cito e consiglio i libri “ Nuvole croccanti“ e “Scuola&Asperger “ di Giuseppe Fini).
Sono queste specificità nel percepire ed affrontare gli stimoli dell’ambiente che spesso spiegano i comportamenti fuori dagli schemi dei soggetti autistici.
Vediamone alcune, partendo dalla definizione ne darò un esempio immediato.
Il fenomeno neurologico della SINESTESIA si realizza quando stimolazioni provenienti da una via sensoriale (uditiva, olfattiva, tattile o visiva) inducono esperienze, automatiche e involontarie, in un secondo percorso sensoriale. Si ha un effetto di “contaminazione” dei sensi: due eventi sensoriali distinti ma conviventi.
Sento Lucia dirmi in un certo tono “non hai ancora finito?” (suono) e queste parole innescano nella memoria per immagini la scena (vista) di un video che ho guardato ripetutamente, di cui conosco ogni parola.
Ora mentre sensorialmente la rivedo ripeto con un’intonazione simile un frammento di dialogo “…fine della storia…” (ecolalia differita).
La simultaneità di più stimoli, incompatibile con l’elaborazione seriale tipica della mente autistica, genera un eccesso confuso di informazioni che prende il nome di SOVRACCARICO SENSORIALE.
Lucia mi ha detto di mettermi le scarpe per uscire, attraverso il soggiorno tenendo a mente la richiesta ma nel tragitto poso gli occhi sul mio disegno di un robot.
In automatico visualizzo il videogioco che ha per protagonista il robot e un po’ mi disoriento.
“Cosa stavo facendo?” è come se pensassi.
Lucia ripete che devo mettere le scarpe e papà spazientito mi dice che devo muovermi se voglio la pizza per cena. Visualizzo (penso sul serio per immagini!) la pizza e la minaccia di perderla, protesto, “che c’entra la pizza con le scarpe?!” vorrei riuscire a dire.
Sono nervoso, divento lento e la lentezza mi fa dimenticare la consegna che mi è stata data, non c’è più spazio in memoria, mi sento stanco.
Per una persona con autismo essere inondata da stimoli sensoriali è un’esperienza fastidiosa e angosciante, per questo ricorre spontaneamente a delle strategie per restringere il flusso della percezione: tipico il gesto di rivolgere lo sguardo al palmo della mano. O quello di tapparsi le orecchie per proteggersi da un’ipersensibilità ai suoni.
La percezione in eccesso è dovuta alla mancata capacità di distinguere tra le informazioni sensoriali sullo sfondo e quelle in primo piano. Senza considerare i continui “ritorni” (rievocazioni) uditivi e visivi degli elementi perturbanti che non sono stati in grado di capire e quindi assimilare.
La metafora usata molti anni fa dal mio supervisore dott. Lucio Moderato fu quella di rappresentare la mente autistica come uno schermo di computer sul quale durante la navigazione in internet si aprono contemporaneamente e automaticamente una moltitudine di finestre pop- up che la persona non è in grado di chiudere.
